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26/05/2009
Twilight ed Edward Cullen
Se, come me, vi siete domandati perché la saga di Twilight abbia avuto tanto successo, non vi resta che iniziare a leggere il primo libro.
Sorridete? Vi sentite distanti dalla letteratura gotica e le storie di vampiri ed altri personaggi mitologici non vi interessano? Perfetto: la saga non è niente di ciò.
E’ una storia d’amore.
L’amore inteso come quell’attimo irripetibile e travolgente di ciò che …non è ancora accaduto e sta per accadere. Un attimo che dura per quattro lunghissimi libri., come il bacio eterno che sta per unire Amore e Psiche di Canova, avvolti nella loro spirale di passione.
In questo romanzo Amore si scrive con la A maiuscola perché è una persona: è Edward, unico protagonista ed essenza fondamentale della storia.
Twilight è Edward!
Ma non l’Edward attore, idolo delle ragazzine. Intendo l’Edward entità dell’ideale maschile d’ogni tempo: angelo protettore, demone tentatore, crudele per amore, misterioso per obbligo, mistico per pensiero.
Prima di lui solo Heathcliff, Dorian Grey ed Enrico del Faust sono stati amanti altrettanto tenebrosi e seducenti.
Edward è e fa tutto ciò che una donna potrebbe desiderare …e non sto parlando soltanto della bellezza insolita, con quegli occhi dorati ed il fisico statuario. La differenza sta nel suo comportamento: questo “vampiro” è educatissimo; diversamente dai nuovi eroi protagonisti di film e romanzi per ragazzi. Non si sogna di pronunciare volgarità. La sua eleganza estetica si estende ai movimenti, al modo di parlare, di muoversi, di sorridere. L’icona del bon ton. Un cavaliere d’altri tempi che guida Volvo e Mercedes da collezione.
E poi è fedele. Trova la sua ragazza bellissima anche se lei è normale e le altre donne per lui non esistono più. Resta ore ed ora a ammirarla mentre lei dorme, adorandola come una dea.
La rispetta, anche se la desidera, perché crede nell’anima e non vuole che lei perda la propria.
La protegge dai pericoli e dal male, è l’eroe che vede, prevede e risolve.
Però, però, però…non sa leggerle nel pensiero, così lei è libera di …ehm… divagare….Insomma: è il massimo.
Dunque, cari uomini, invece di assegnare alla saga della Meyer voti di gradimento sotto lo zero, consideratela una lettura “didattica”.
Care ragazze , tenete pronto il raperonzolo.

10/04/2009
dio
perchè mi hai abbandonato?
Antonio Canova - Maddalena Penitente
03/03/2009
IO, GESU' - Gilbert Sinoué (Neri Pozza)
Mi ha lasciato un retrogusto dolce, questo romanzo di Gilbert Sinouè, che ho deciso di leggere perchè consapevole che questo scrittore ama narrare novelle inerenti fatti storici dei quali si documenta scrupolosamente.
Non aspettatevi un’avventura stile Indiana Jones, con relativo ritrovamente di un vangelo segreto e nemmeno qualche sensazionale colpo di scena sulla morte di Cristo, come parrebbero preannunciare le prime pagine.
“Io, Gesù”, è un racconto concentrato il meno possibile sui personaggi e sui fatti principali, che troppo bene conosciamo e che sarebbe pericoloso mettere in discussione.
Sinouè propone delle ipotesi assolutamente credibili, possibili, probabili, di tanti piccoli avvenimenti che le sacre scritture accennano appena, oppure di personaggi che conosciamo solo grazie a racconti apocrifi.
Faccio qualche esempio: la figura di Claudia, la moglie di Pilato, si colora di un ruolo molto più importante nella vicenda di Gesù, che segretamente ammirava.
O il dannato per antonomasia, Giuda, rivisitato in qualità di eletto per compiere la volontà di Dio.
Altrettanto credibile l’ipotesi di come sia potuta nascere una religione cristiana e come la religione ebraica abbia potuto generare tante sette differenti. Come sempre, Sinouè, non lascia intravedere le proprie preferenze, anzi, sembra volerci spiegare l’origine comune di tanti culti da secoli in antagonismo.
Dolcemente, alla fine del libro, scopriamo che la verità, contorta, fraintesa, manipolata, nascosta... è invece la più semplice.
 
19/02/2009
L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.
Avete mai pensato che “pazzia” sia un termine inadeguato per descrivere comportamenti dei quali in realtà non comprendiamo l’origine?
Oliver Sacks, celebre neurologo/scrittore, conduce i suoi lettori lungo un percorso di riflessione.
Di lui sappiamo che non ama la neurologia classica, per intenderci, quella che descrive selettivamente una malattia, individuandola e catalogandola.
Sacks preferisce quella che chiama “neurologia romantica”, con la quale si cerca di penetrare nel paziente, non tanto per determinare cosa sia andato perduto, piuttosto per cercare di capire cosa sia rimasto intatto o cosa sia migliorato, ossia quali effetti collaterali benefici abbia provocato la malattia.
La clinica psichiatrica si riempie, dunque, di personaggi vibranti di sensibilità: uomini e donne che amano, ragionano, si struggono, consapevoli della propria spaventosa diversità.
Pagine intense in cui scopriamo pazienti che la normale neurologia considererebbe cerebrolesi, rivelarsi persone piene di intelligenza e di buon senso, persone di cui potersi fidare.
Gli autistici sviluppano naturali capacità matematiche degne di un calcolatore elettronico;
i soggetti che noi chiamiamo “ritardati” hanno sempre una spiccatissima intelligenza artistica per la musica ed il disegno.
Il viaggio prosegue alla scoperta di patologie sbalorditive, strane e sconosciute, a volte subentrate in soggetti sanissimi, magari in seguito all’assunzione di farmaci comuni. Qualche esempio?
Una donna manager, madre e responsabile aziendale, disincarnata dal proprio corpo a causa di una anestesia che le ha leso il cervello, privandola della propriocezione.
Oppure il maestro di musica che non riesce più ad attribuire correttamente l’entità degli oggetti che entrano nel suo campo visivo: è lui “l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” del titolo.
Un mondo sconosciuto e proprio per questo spaventoso, descritto con affetto dall’autore di “Risvegli”, il suo più celebre romanzo dal quale venne tratto l’omonimo film interpretato da Robert de Niro nei panni del paziente autistico e da Robin William nella parte del neurologo.
Una lettura che cambia il modo di vedere le cose, che induce a non giudicare dalle apparenze e che esorta a non accontentarsi di restare in superficie. Una lettura che ci induce a riflettere sulla nostra fragilità.
08/02/2009
LA LEGGENDA DI SAN VALENTINO
Forse non tutti conoscono l'origine della festa degli innamorati...
Fin dal quarto secolo a.C. i romani, in febbraio, rendevano omaggio al dio Lupercus, con un singolare rito: i nomi delle donne e degli uomini venivano posti in un'urna ed opportunamente mescolati. Quindi un bimbo sorteggiava a caso le coppie che, per un intero anno, dovevano vivere in intimità.
Il tentativo di porre termine a questo popolare rito della fertilità, è l'origine della nostra festa degli innamorati: i padri della Chiesa cercarono un santo per sostituire quel deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, che, come dice il suo stesso nome, valorem tenens ovvero "che mantiene valore" .
La sostituzione venne rafforzata con la leggenda che il vescovo Valentino di Interamna, che oggi è la città di Terni, fosse il primo religioso a celebrare l'unione fra un legionario pagano ed una giovane cristiana.
In realtà San Valentino venne lapidato e decapitato per aver imprudentemente cercato di convertire l'imperatore Claudio II... non c'entrava niente con gli innamorati... però l'anniversario cadeva giusto, giusto in febbraio, come il rito a Lupercus.. e allora....
...Buon San Valentino!
18/01/2009
Il gioco dell'angelo - Carlos Ruiz Zafòn
Dopo aver tanto amato “L’ombra del Vento”, leggere “Il gioco dell’angelo” era un obbligo.
Mi domando sempre se uno scrittore, dopo il suo capolavoro, riesca a rinnovarsi ed a non ripetersi banalmente, assillato dal proprio editore che lo costringe a scrivere in fretta, senza ispirazione e convinzione...
Indubbiamente Zafòn non s’è fatto intimidire ed ha lavorato in tranquillità per due lunghi anni prima di dare alla stampa la sua nuova creatura.
La trama ruota intorno allo spirito contenuto nelle pagine di ogni libro: l’anima di chi l’ha scritto e di coloro che lo hanno letto... per questo motivo chiunque se ne renda conto deve difendere con la vita il valore di ogni parola.
Ambientato in una Barcellona gotica, agli inizi del ‘900 (esattamente come l’Ombra del vento) il racconto si srotola in un susseguirsi di scene lisergiche, vissute come allucinazioni o incubi. Dopo le prime pagine, la magistrale narrativa di Zafòn riesce a trascinare in un groviglio di mistero, di magia, di sovrannaturale.
Chissà se qualcuno ricorda lo sceneggiato “il segno del comando” (lo guardavo in tv da bambina) in cui fantasmi, spiriti, esseri diabolici, bambini strani, case stregate, casualità imbrobabili, morti orribili si alternavano a cambiamenti di scena, in cui tutto pareva probabile e spiegabile.
In questo romanzo le anime si condannano o si riscattano per la scrittura, ed il demonio, in cambio dell’anima, offre qualcosa.
29/12/2008
“Se fossimo così imprudenti, o così audaci, come le farfalle, le falene e altri lepidotteri, e ci lanciassimo nel fuoco tutti insieme, la specie umana in blocco, può darsi che una combustione così enorme, un simile chiarore, attraversando le palpebre serrate di Dio, lo desterebbe dal suo sonno letargico, troppo tardi per conoscerci, questo è vero, ma ancora in tempo per vedere il principio del nulla, dopo la nostra scomparsa”
“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago è un libro cosiderato blasfemo, offensivo e che ha scatenato una feroce critica in ambiente religioso.
Ho appena finito di leggerlo e posso spiegarvi il perchè.
Saramago, con un linguaggio incalzante, coinvolgente, a tratti lirico, descrive un Cristo umano, carnale, pieno di dubbi e di rimorsi, ardente di passione.
Un Cristo che cerca di dare un motivo ai disegni incomprensibili di un Dio egoista, assetato di potere ed indifferente.
Ma non è finita: c’è anche un angelo, enigmatico e bellissimo, del bene o del male è difficile stabilirlo, i cui confini invadono e si sovrappongono a quelli di quel Dio patetico (del quale è immensamente più saggio).
28/12/2008
Un bel Natale pieno di neve: lo volevo e l’ho avuto!
Ha nevicato tanto, tanto nel biellese, territorio dolciniano, al quale sono ancora legata dal cordone ombelicale.
Nel pomeriggio ho visitato il Ricetto di Candelo, risalente al XIV secolo, in pieno medioevo, quindi! Infatti è un sito protetto e riconosciuto come patrimonio culturale.
Il termine “ricetto” identifica una struttura fortificata protetta all'interno di un paese dove si accumulavano viveri, tipo grano, olio, castagne; in caso di pericolo, la popolazione stessa vi si rifugiava.
Il Ricetto di Candelo è composto da circa duecento “cellule”, che sono delle piccole abitazioni che oggi servono come sedi di enti pubblici oppure sono diventate taverne per feste private. Le strade che percorrono le suggestive cellule si chiamano “rue”, un francesismo molto comune nelle zone del biellese.
Naturalmente il Ricetto è quasi interamente cinto da mura con torri cilindriche ed una splendida torre di forma parallelepideda che rappresentava l’ingresso verso l’esterno per carri e pedoni, ovviamente protetta da ponti levatoi, come le fortezze delle favole medievali.
Si dice che in prossimità di questa torre vi fosse un passaggio segreto, una via di fuga verso la salvezza, che sbucava presso la riva del torrente Cervo.
Andate a visitare questo sito per vedere altre belle immagini.
http://www.domenicalricetto.it/home.html
21/12/2008
un incantesimo
da me a voi
perchè la magia del Natale
scenda sul mondo come neve
e congeli il male che c’è
stendendogli sopra un immenso manto d’innocenza
neve bella
fatta a stella
bianca neve
lieve, lieve
vienmi in mano, piano, piano
sei per poco, dolce gioco
dolce gioco di mille fiocchi
che mi frullano fra gli occhi
quando mio padre mi insegnava questa filastrocca, ero poco più di un nano con una tutina termica blu; lui era bellissimo e con le braccia forti mi sollevava in alto tra i fiocchi;
non so se fossi io così piccina o se la neve fosse così alta, però non si riconoscevano più le sagome delle cose: staccionate, pollai, fienili, cespugli... tutto sembrava assumere la forma di un grosso fungo; sulla strada nessuna striscia degli pneumatici, nessun segno di passaggio, se non le nostre solitarie impronte
la mamma, la mia regina delle nevi, imbacuccata nel maglione bianco, cercava sui muriccioli il muschio soffice per fare il presepio
questa è una cartolina di auguri dal mio passato
Buon Natale a tutti!
29/07/2008
I Malavoglia

Che senso ha considerare ancora come capolavori letterari, testi scritti in un italiano così arcaico da non poter essere presi come esempi di scrittura?
Me lo sono domandata leggendo le primissime pagine di Verga.
Ai tempi della scuola ero riuscita agilmente a raggirare l’obbligo di lettura, affidandomi ad un Bignami.
Solo recentemente, nel vederne esposta un’edizione tascabile a metà prezzo, m’è venuta la curiosità di mettere alla prova la mia pazienza...
Continue ripetizioni. Termini così dialettali che chiunque abbia poco orecchio per il siciliano, deve immaginare il significato dei concetti rischiando persino dei fraintendimenti. E ancora: frasi ridondanti, continue citazioni di detti popolari e proverbi.
Infine quella costruzione odiosa, tipica degli scapigliati, che quando parlano in prima persona usano il verbo alla terza persona: io non voleva, io lo faceva, io lo sentiva, ecc, ecc.
Stavo già per abbandonare i Malavoglia in strada, come si fa con i cani in questo periodo, quando improvvisamente ho cominiciato ad avvertire il calore del sole, l’odore della salsedine, il vociare delle donne intente a lavare il bucato...
...Ed io non ero più qui: io ero invisibile, accanto all’invisibile narratore. Si, la magia di questo romanzo è che il lettore, a poco a poco, diventa una cosa sola con il narratore, ne condivide i sentimenti, le riflessioni, il dolore.
Chi è questo narratore, nel quale Giovanni Verga non identifica se stesso? Sembrerebbe qualcuno che conosce da vicino i personaggi, i battiti del loro cuore, i loro segreti, i loro sospiri, qualcuno che conosce ogni dettaglio. Uno spirito, forse? L’angelo custode di nonno ‘Ntoni? O forse un famiglio che ha vissuto celato come il pulviscolo, che si intravede solo in controluce quando filtrano i raggi del sole.
Il lettore viene trascinato nel turbinio dell’inesorabile destino di una famiglia che in un susseguirsi di sventure sprofonderà nell’umiliazione della povertà.
Nella miseria è così facile lasciarsi rapire dal male! E’ così facile diventare ladro, contrabbandiere, assassino, prostituta, quando la disperazione ti attanaglia lo stomaco, insieme alla fame.
Il narratore ci accompagna nella mente di chi è forte e sa combattere, cieco e sordo ai pettegolezzi, ricco della nobiltà che sa d’avere ancora, senza confonderla con la ricchezza che ha perduto; altresì ci conduce a visitare i sordidi pensieri di chi si ribella, desiderando “la vita degli altri”, ovvero quella chimera irraggiungibile che pare sia come l’orizzonte: sempre un po’ più in là.
Chi è ricco non è automaticamente felice, però è meno esposto al rischio di commettere reati per sopravvivere. Il povero non è sicuramente un depresso, però troverà più difficile accettare la miseria se bombardato dall’ideologia del consumismo.
I Malavoglia sono ancora tra noi: sulle barche piene di profughi che si ribaltano in mare, tra la gente che ha perso il lavoro e che, tuttavia, osa ancora esprimere desideri.
09/07/2008
La lavanda e la menta.
Le ho raccolte. Essiccate.
Mentre lo facevo, ho ripreso il contatto.
E’ bastato avvertire il profumo, nella cucina ombreggiata dalle imposte socchiuse. Tutto il sole fuori.
Mi sono ricordata chi sono.
Ho ripercorso la mia infanzia. Ho rivissuto sensazioni ed emozioni. Ho ritrovato il filo.
Ma è così facile da perdere di nuovo.
Sorrido e poi, d’un tratto, m’arrabbio.
Canto e poi ...mi viene da piangere.
Ma qual’è la linea sottile che separa lo sconforto dalla pazzia?
Qual’è il limite oltre il quale è pericoloso avventurarsi?
La lavanda e la menta:
il profumo mi ha riportata a casa.
Il dipinto è “Controluce” di Maria Nicoletta Ferrari
http://www.equilibriarte.org/art/135699&detail
29/04/2008
Danza cosmica
...Prima che fosse preso...ci convocò insieme e disse:
“Prima ch’io sia abbandonato a loro, cantiamo un inno al Padre o poi proseguiamo verso quanto ci aspetta”.
Ci ordinò così di fare un cerchio tenendoci l’un l’altro per mano.
Egli, stando nel mezzo, ci disse:
“Rispondetemi Amen!”
Non appena i discepoli si dispongono in tondo, Gesù inizia a salmodiare un inno con parole che ricordano il Vangelo di Giovanni
“Gloria a te, Padre”. E noi che lo circondavamo gli rispondemmo “Amen”
“Gloria a te, Logos” ... “Amen”
“Gloria a te, Spirito” ... “Amen”
“Ti ringraziamo Luce, nella quale non abita tenebra” ... “Amen”
“Lampada sono io per te che mi vedi” ... “Amen”
“Specchio sono io per te che mi comprendi” ... “Amen”
“Porta sono io per te che a me bussi” ... “Amen”
“Via sono io per te che sei viandante” ... “Amen”
“Tu che danzi, comprendi ciò ch’io faccio, giacchè è tua questa sofferenza dell’uomo ch’io sopporterò.”
“Tu infatti non potresti comprendere ciò che sopporti, se, come Logos, non fossi stato mandato a te o Padre. Se tu conoscessi il patire, non avresti da patire. Impara a patire e avrai il non patire”.
Chi diventa consapevole del dolore, se ne libera.
“Il tutto partecipa alla danza”... “Amen”
“Colui che non danza, ignora ciò che è accaduto” ... “Amen”
Queste meravigliose parole sono contenute nel Vangelo della Verità (attribuito a Valentino) e nel Vangelo di Tommaso, ritrovati entrambi a Nag Hammadi.
Quando Ireneo li escluse, considerandoli eretici, non mise in dubbio la verità riportata dagli episodi raccontati.
L’eresia era contenuta invece nell’interpretazione dell’essenza di Dio. Per Giovanni Dio è divino e l’uomo ha la salvezza solo tramite Dio.
Per Tommaso e per Valentino, Dio è dentro all’uomo e tutto intorno, e questi, per salvarsi deve cercare Dio dentro se stesso.
Sottile differenza! Temibile quanto una lama affilata nel cuore.
Eppure, nei vangeli apocrifi vi sono episodi inediti di una bellezza sorprendente. Non lasciamoci ingannare dal fatto che questi aneddoti non vengano riportati dai canonici. Quante cose avrà fatto Gesù nella sua vita!!!
Ricordiamoci che anche Giovanni cita la lavanda dei piedi che gli altri tre evangelisti non nominano, mentre sul suo vangelo non compare l’ultima cena...
...ed ora chiudete gli occhi, immaginatevi intorno al cerchio, immaginatelo all’interno del cerchio, immaginatelo mentre danza....
28/04/2008
Buon Compleanno, Cesy!
ti voglio bene!
Nanun
22/04/2008
Earth Day 2008
Gaia respira...ascoltate...
ascoltate il palpitare intermittente del suo grande cuore
non è solo un pianeta
non è solo roccia, sabbia, fango, erba, piante, acque
lei è viva
e sorride, e sospira, e parla
lei può gemere, piangere, urlare,
distruggere e poi ... placarsi
lei è madre, è rifugio,
può cullare, confortare, premiare
guarire
come una madre, sopporta il dolore
quando i suoi stessi figli la trafiggono
e li perdona
nonostante tutto
rifiorendo ancora...
Nanun per la Giornata Mondiale della Terra 2008
Le immagini sono dell’artista C Bangs http://cbangs.com
18/04/2008
Le magie di nonna Talina
Mia ispiratrice e maestra, ricordo la nonna Talina con una tenerezza infinita.
Esile e minuta, eppur potente come un uragano: nessuno riusciva scalfire la superficie coriacea che pareva renderla invulnerabile.
Sapeva sollevare ogni peso, finire ogni duro lavoro, trovare soluzione ad ogni impossibile problema.
Aveva rimedi per ogni male. Erbe appese in ogni stagione. Conserve in attesa della luna propizia.
Mani nodose e ruvide m’intrecciavano i capelli, mi accarezzavano il volto, mentre il racconto del passato, del presente e del futuro fluiva dalle sue labbra.
Un salto generazionale ci ha unite per la vita e anche per dopo: nonna e nipote legate dal filo indistruttibile di un amore totale.
Era la fine d’inverno ed alla mia scuola scoppiò un’epidemia di afta. Molti bambini erano stati ricoverati per la gravità delle ulcere in bocca: una cosa piuttosto insolita e preoccupante. Appena la nonna Talina lo venne a sapere, mi chiamò nella sua cucina.
Mi fece lavare le mani e la faccia con sapone ed acqua calda, mi fece sedere sul tavolo e mi disse di restare con il mento ben sollevato, perchè doveva scrivere sulla mia gola un messaggio per proteggermi dalla malattia.
Con una matita copiativa scrisse delle parole, mormorando una nenia, di cui riuscivo a distinguere qualche suono vagamente latineggiante, tipo “fugit via malos”
Ricordo che papà era furibondo quando vide i segni indelebili blu sulla mia gola!
Comunque, si ammalarono anche tutti i miei compagni di classe e la scuola restò chiusa per la quarantena.
In attesa che gli altri bambini guarissero, nonna Talina mi portava ogni mattina con sè nei campi, che stavano rinascendo di verde, caricandomi sulla schiena dentro al cestone per il fieno. Mi aveva insegnato una canzoncina che insieme cantavamo al ritmo del suo passo “din dan - il malavi porta il san - din dan”
Non contrassi l’afta; l’anno successivo non mi ammalai di morbillo, nè di varicella, nè di scarlattina, nè di niente di niente. Non ricordo tutti i rituali, so che mi scriveva addosso delle cose e che papà s’infuriava...
15/04/2008
cari amici benvenuti al...
Gioco delle Nomine
prima di tutto le regole...
1. indicare chi è "l'amico traditore" che ti ha coinvolto in tale impresa
2. citare 6 cose che ti piace fare;
3. coinvolgere altre 6 persone;
4. comunicare loro l'onore di essere state scelte;
iniziamo...
la mia traditrice... è la strega Cesy, la mia sorellina...
le 6 cose che amo fare sono...
- fare l’amore (e poi le coccole)
- scrivere (il mio libro)
- correre (a piedi nudi sulla sabbia)
- ballare (al solo ritmo del tamburo , ad occhi chiusi, fino all’estasi)
- dipingere (sui jeans e poi indossarli subito)
- ascoltare musica (in macchina, a tutto volume, cantando a squarciagola)
seguirebbe lunghissima lista di cose che mi piace fare.. sono amante della vita e me la so godere...ma ho dovuto sceglierne solo sei...
ed ora le nomine:
diciamo che scelgo... quelli che conosco di meno, così il gioco diventa occasione per curiosare le manie dei nuovi amici:
ecco i magnifici 6
- Leonilde
- Francesco
- Sirablog
- Mareriflesso
- Tumbergia
- Ilaria
signori, fate il vostro gioco.....
08/04/2008
Cos’è la magia?
Volare su una scopa? Preparare pozioni? Pronunciare incantesimi?
Credo che la risposta sia individuale: ognuno può attribuire il significato che meglio desidera a questo termine, assecondando la propria educazione culturale e religiosa.
Per me “magia” è avvicinarmi alla natura, comprendere che la terra è viva e che comunica con me tramite segni. Magia è imparare a comprendere questi segni, come un nuovo linguaggio.
Il linguaggio magico è spontaneo, sgorga dal cuore.
Pensate ai giochi dei bimbi, alle loro piccole manie, quelle che noi adulti chiamiamo testardaggini… non sono simili a rituali? Con sorpresa ho osservato una piccina nel mio cortile intrecciare un bracciale di margheritine per poi correre a deporlo ai piedi di un albero
Pensate al comportamento degli animali, alla sensibilità con cui ascoltano la terra e ne comprendono il linguaggio. Vi siete mai domandati come mai con la luna piena i gatti sono tutti euforici e restano fuori tutta la notte a fare scorribande? Avvertono l’energia del plenilunio. Una cosa naturale come respirare.
E’ la purezza di cuore che avvicina alla comprensione della natura.
Da adulti, certe cose si rifiutano, relegandole nello scrigno dell’assurdo. Parliamo di dinamica quantistica ed ingegneria informatica; lavoriamo controllando strumenti tecnologici e maneggiamo con estrema dimestichezza ogni sorta di dispositivo elettronico. E’ dunque logico rifiutare di credere nell’incanto.
Eppure, anche se non ce ne rendiamo conto, la terra parla alle creature che la amano. Ed esse, inconsciamente, rispondono ai segni con naturalezza.
Vi voglio raccontare una breve storia magica.
Correvo a piedi nudi sulla spiaggia con Andrea, ridendo, perché entrambi avvertivamo la bellezza intorno.
Egli correva più forte di me, mi lasciava un po’ indietro, poi tornava a riprendermi e, nell’attimo dell’incontro, ci abbracciavamo..
Andrea è una di quelle persone per cui tutto ciò che è scientificamente provato e matematicamente calcolabile è reale. Tutto il resto è fantascienza.
Eppure ha sempre avuto un grande rispetto per la vita. Per gli animali, per le piante. Addirittura per le cose. Non se ne accorge e quando glielo faccio notare, nega.
Il mare rientrava , ad un certo punto, formando una penisola di sabbia bianchissima. Lì arrestammo la nostra corsa, per riposare.
Senza pensarci, disegnai sulla sabbia un grande cerchio intorno a me e…
…attenzione…da questo momento inizia l’incanto…
Lui entra nel cerchio e si inginocchia sulla sabbia accanto a me.
- “dov’è l’Est?” – gli domando
- “è dove è sorto il sole” – mi risponde e con un bastoncino disegna i quattro punti cardinali intorno al cerchio…
Sono sorpresa per la facilità con cui esegue il rituale del cerchio senza conoscerlo!
- “adesso ci vorrebbe una bella conchiglia per decorare questo cerchio” …. –
Lo dico ad alta voce mentre lo penso, ma me ne pento subito. Abbiamo corso per chilometri su un nastro di sabbia impalpabile, senza un sassolino, senza una conchiglietta… e me ne esco con un giulivo “ci vorrebbe una bella conchiglia” !
Andrea si alza, esce dal cerchio, si allontana procedendo esattamente lungo la direzione Est che ha appena disegnato. Percorre solo una decina di metri, entrando in mare. Lo vedo chinarsi in acqua bassa e raccogliere qualcosa. Poi si volta verso di me: fra le mani ha una grandissima conchiglia a chiocciola.
La Terra gli ha appena parlato, anche se ancora lui non sa riconoscerne il linguaggio.Tiene il suo magico messaggio fra le mani: lui è una persona speciale.
Rientra nel cerchio e posa la conchiglia nel suo interno.
E’ come partecipare ad un gioco di cui non si conoscono le regole, ma che permette ai giocatori di proseguire comunque, improvvisando…
Avverto il desiderio di ringraziare la natura per tutta quella bellezza che ci circonda.
- “sarebbe bello lasciare dei fiori nel nostro cerchio” – gli dico allora.
Si alza e nuovamente esce dal cerchio, dirigendosi a Ovest, verso la vegetazione. Improvvisamente mi assilla un pensiero e lo richiamo indietro:
- “non raccogliere fiori ancora vivi” – gli raccomando – “ cerca corolle già cadute”
Gli leggo in faccia che era esattamente ciò che intendeva fare. Corre nuovamente verso la vegetazione, mentre io aspetto. Aspetto. Aspetto.
Torna dopo tanto tempo.
- “mi spiace, non ho trovato fiori o foglie già caduti… però ho trovato un grosso seme, lo possiamo piantare in un posto dove possa crescere un albero.”
Sbalordita osservo da lontano quell’inconsapevole stregone, mentre al limitare della spiaggia, scava a fondo una buca per cercare l’umidità e deporre il seme. Alchimista perfetto, magico creatore, duplicatore di vita.
Esco dal cerchio con un impercettibile inchino e raggiungo Andrea.
Ritenevo il rituale terminato… ma mi sbagliavo: la magia non era ancora finita…
Percorriamo in silenzio la strada di ritorno verso l’albergo di cui siamo ospiti per quella vacanza improvvisata.
E’ quasi l’ora di pranzo, ormai: decidiamo per un breve salto in camera a rinfrescarci e poi a mangiare qualcosa.
Apriamo la porta della stanza e troviamo… un omaggio floreale lasciato dalla nostra cameriera: magnifiche corolle tropicali dai colori sgargianti….
E’ Andrea che rompe il silenzio.
- “ecco dov’erano i fiori da mettere nel cerchio” –
Capito, adesso, cos’è la magia?
02/04/2008
KAROL, MI MANCHI TANTO...
17/03/2008
Via Crucis
Io penso a lei.
Alla donna che lo ha seguito lungo il cammino di dolore.
Alla donna che ha avvertito un cambiamento quando lui ha iniziato ad esistere nel suo corpo.
Penso a lei, che ha fantasticato, immaginando il volto della creatura che, segreta, le cresceva dentro.
Mille volte lo ha abbracciato, bambino, mentre si divincolava, selvaggio e sporco, per liberarsi e tornare a giocare.
Lei, silenziosa, con la fronte aggrottata, ha accettato quella vita, sua solo a metà, consapevole che un giorno avrebbe dovuto rinunciare ai diritti d’autore, perchè quel figlio non era suo, ma di Dio.
Silenziosa ha abbassato il capo, quando, cresciuto e santo, lui la pregava di lasciarlo vivere la vita a modo suo, senza intromettersi.
Ed ora, nel cammino verso il calvario, lei lo segue di pochi passi, immerge le dita nel sangue caduto da lui, che trova sulla terra battuta. Lo bacia, quel sangue, chiudendo gli occhi.
E’ terribile, per una madre, sopravvivere al proprio figlio. Terribile non potersi sostituire, tra le braccia della morte.
Nella via crucis le madri della terra, prima di lei, con lei e dopo di lei, diventano una unica grande madre, il cui urlo di dolore echeggia per trovare conforto nell’abbraccio di tutte le donne.
E chi, tra le donne, non vuol esser madre, sappia che questo è il vero potere: non di scegliere se generare o non generare. Il potere è esser madre.
14/03/2008
L’ANIMA DELLE COSE
Vi è mai capitato di pensare che gli oggetti abbiano uno spirito, una volontà propria, una vita?
Un segnalibro di carta fatta a mano, finito tra i sedili di un Boeing 747, sta percorrendo da una settimana la rotta Heathrow – New York, disperato, perché non è più protetto dalle pagine del suo libro preferito. Cosa starà pensando, poverino, tutto solo, tra due sedili, senza la possibilità di ritornare tra le mani amiche!
Ogni mattina faccio colazione con una tazza senza manico, scheggiata sul bordo. E’ una vecchia tazza di ceramica appartenuta alla mia nonna, che in essa beveva il caffè, allungato con l’acqua calda.
Lei adesso non c’è più, ma la sua tazza è diventata mia. La proteggo, non la butto, anche se era già rotta quando la usava la nonna.
Nella tazza c’è il ricordo del profumo di una vecchia cucina, con delle erbe poste ad essiccare; nella tazza c’è il chiarore del giorno che filtra dalle persiane socchiuse…
Nella mia casa, nella mia stanza, mille oggetti inutili mi fanno compagnia. Tutti con una storia, tutti con una vita. Tutti con un’anima.
07/03/2008
DEDICATO ALLA DONNA... E ANCHE ALL'UOMO
In principio dio era femmina.
Generare la vita dal nulla era davvero il massimo della potenza: l’uomo preistorico dovette prenderne atto
Le prime vestigia della divinità femminile per eccellenza, la Dea Madre, apparvero 25.000 anni fa, in ogni angolo del globo, come testimoniano i ritrovamenti di statuine dai ventri rigonfi. Ogni civiltà le attribuì nomi diversi: Isis per gli egiziani, Maka per gli antichi popoli maya e atzechi, Kali per gli indiani, Lilith per gli ebrei, Ishtar per i sumeri.
Tra i celti un guerriero non poteva diventare re se non sposando una donna che potesse conferirgli il potere sulla Terra e sugli uomini: Ginevra, assieme alla tavola rotonda, donò al suo sposo Artù anche la qualifica di sovrano.
Dove storia e leggenda si aggrovigliano e si confondono, troviamo le amazzoni, parola armena che significa “donna-luna”.
Le amazzoni risiedevano sul fiume Termodonte in Leucosiria, sulla costa meridionale del Mar Nero.
Popolo di donne guerriere governato da una regina, le amazzoni cacciavano, costruivano utensili, maneggiavano armi. Avevano archi di bronzo e piccoli scudi a forma di mezzaluna. I loro elmi, le loro vesti e le loro cinture erano cuciti con pelli di fiere.
Non si sa come siano scomparse; una leggenda racconta che la loro fine sia stata causata dai longobardi che attraversarono il loro fiume. Tra le due schiere si stabilì un patto: la regina delle amazzoni avrebbe affrontato in acqua il re dei longobardi. Se avesse vinto lei, i longobardi si sarebbero allontanati.
Invece vinse lui e…i soldati fecero una strage.
E’ curioso notare che proprio nelle terre dove un tempo cavalcavano le amazzoni, oggi le donne siano considerate schiave: avvolte nel loro burqa, termine che significa “sudario”, non possono ridere, possono parlare solo sussurrando; non hanno diritto allo studio, non possono lavorare, non hanno diritto alle cure mediche!
Le antiche società matriarcali, a differenza di quelle patriarcali, non sentirono l'esigenza di schiavizzare l'altro sesso per assicurarsene il controllo; erano basate su una logica distribuzione dei compiti, nel rispetto dell’ambiente e della terra. La donna, oltre a gestire la propria casa, si occupava della comunità, difendeva i più deboli, curava le malattie e le ferite perché conosceva le proprietà delle piante. Fu la donna che trasmise il suo sapere all'uomo.
Abbiamo testimonianze di società matriarcali capaci di colossali opere idriche, come la bonifica delle paludi del Nilo.
La supremazia femminile, durò molto tempo dopo la preistoria e la donna non perse il suo potere divino nemmeno quando gli uomini compresero che, in qualche modo, le nuove nascite avvenivano anche con il loro contributo.
Poi queste società pacifiche vennero sottomesse dai guerrieri patriarcali: gente rozza ma abilissima nell'uso dell'arco e del cavallo.
Anche presso i greci la Dea Madre creatrice venne in un primo momento spodestata da Urano, che a sua volta dovette soccombere davanti a Zeus.
Il tentativo di escludere la donna dalla storia è quasi riuscito: oggi, le donne che rivestono posizioni chiave si contano sulle dita di una mano, mentre nei testi antichi si parla chiaramente di grandi donne che guidarono i destini di interi popoli.
Occorre partire dal rispetto della dignità della persona, come unico denominatore comune nella diversità del genere umano: un valore intrinseco, un patrimonio personale.
Solo quando l’uomo accetterà la donna al suo fianco riconoscendola nel ruolo di madre, sorella, amica, compagna, maestra, consigliera, consolatrice, ispiratrice, creatrice si ripristinerà l’equilibrio, l’armonia tra il maschile e il femminile.
E il ruolo del maschio, allora, quale sarebbe? Semplice: padre, fratello, amico, amante, maestro, consigliere, consolatore, ispiratore, creatore…
L’essere perfetto deve possedere sia il principio femminile, che quello maschile.
Non solo uomo, non solo donna, ma insieme.
07/03/2008
….buon compleanno Lancillotto!
compagno di nanne e di morbidose coccole
ombra di velluto blu
che in due universi paralleli
mi sa magicamente precedere e seguire
quattro anni di tenero amore intenso
mio piccolo amico perfetto
incantevole gatto di strega….
27/02/2008
LE STREGHE E L’ALBERO DELLA FERTILITA’
Nel duecento, in Toscana, era diffusa una leggenda, secondo la quale le streghe tagliavano gli organi sessuali agli uomini e li mettevano nei nidi degli uccelli, dove, per magia, avrebbero preso vita e si sarebbero moltiplicati...
Presso la fonte Nova di Massa Marittima è stato rinvenuto un curioso affresco, datato al XIII secolo, raffigurante un albero della fertilità.

Osservando meglio l'opera, si nota qualcosa di particolare: sui rami non ci sono frutti, ma 25 organi sessuali maschili stilizzati di differenti forme e dimensioni, compresi di testicoli.
Gli alberi dai frutti a forma di fallo dipinti sulle pareti delle fonti, rappresentavano in epoca medievale un simbolo di fertilità legato all'acqua.

Tuttavia potrebbe trattarsi di un manifesto politico: un messaggio dei guelfi per avvisare gli avversari i ghibellini che se fossero riusciti a salire al potere, avrebbero diffuso idee eretiche, perversioni sessuali, stregoneria e sodomia.

Le figure sotto l'albero sono streghe, forse una delle più antiche rappresentazioni di streghe. Una di loro, è colta nell'atto di appendere con un bastone un altro fallo a un ramo dell'albero. Accanto a lei un'altra donna viene sodomizzata da un enorme membro virile, mentre sopra la sua testa c'è l'aquila imperiale. Alla loro sinistra due donne litigano e si prendono per i capelli.
Strana campagna elettorale...
26/02/2008
La strega Benvenuta
Curiosamente il destino mi ha indotta ad abbandonare il mio Piemonte magico, terra eretica di masche e stregonerie, per un altro luogo altrettanto fatato: il bresciano.
Anche queste terre sono reminescenti di culti rupestri e tradizioni romane, radici celtiche e sincretismi religiosi tra pagani e cristiani.
Già San Filastro nel IV secolo d.C. indicava la Val Camonica come luogo riottoso alla penetrazione evangelica, per colpa di un antico, nebuloso substrato devoto alla Dea Madre, tenuto in vita dalle sue misteriose, elusive figlie amanti di radure, ruscelli, erbe, stelle; tutte donne capaci di leggere la sorte nella cera colante delle candele e conosciute nei villaggi di confine come guaritrici e levatrici.

Le leggende piemontesi, vere o presunte che fossero, mi sono state raccontate dai nonni e da mio padre. Le storie bresciane, invece, me le devo andare a cercare, rovistando in polverosi archivi.
A quei tempi, percorrere i 280 chilometri che oggi mi rubano due sole ore della mia giornata, significava mettersi in cammino per giorni e giorni.
Eppure le streghe piemontesi erano identiche alle streghe bresciane.
Ce lo dicono gli esperti di «ars diaboli», Jacob Spranger e Heinrich Institoris, celebri padri del «Martello delle Streghe», fiduciati per le epurazioni «contra maleficiis» da papa Innocenzo VIII nel 1484, con la famosa bolla «Summis Desiderantes Affectibus».
Come si presenta visivamente un’incantatrice? Le streghe di solito sono molto belle, dal portamento elegante, l’andatura un po’ danzante.
Chiacchierone e maliarde, parlano senza abbassar lo sguardo e, avendo fatto un patto con il diavolo, non invecchiano, ingannando i loro giovani innamorati.
Le accompagnano folletti e spiriti in forma di gatti neri o altri animali di pelo scuro. Se hanno segni particolari, come nei, oppure iridi dai colori intensi o bicolori, sono ritenute senza dubbio «segnate» dal demonio.

Così pare fosse la strega Benvenuta, bruciata in Piazza Loggia nel 1518.
Era bella e stravagante. Invitava le amiche nelle notti di plenilunio: insieme bevevano tisane d’erbe stimolanti e poi andavano nel bosco a passeggiare, al chiarore lunare, senza lanterne, saltellando sull’erba allegre e spensierate come bimbe.
Pare che Benvenuta sapesse praticare con successo le arti magiche: brigava e disbrigava incantamenti, preparava cataplasmi, decotti, pozioni per decine di malattie, vedeva e prevedeva il futuro.
Ma la sua colpa più grande fu quella di tradire il marito con il suo diavolo personale (che molti avevano persino potuto vedere) dall’aspetto giovane ed affascinante… e fu questo il motivo principale per cui finì bruciata sul rogo.
20/02/2008
Erri de Luca
Perchè lo amo?
A questa domanda sorrido, abbassando lo sguardo.
Come posso trasmettervi cosa mi fa provare la sua scrittura. Le sue frasi sembrano nude, selvagge, prive del superfluo.
Forse amiamo uno scrittore quando egli, involontariamente, utilizza il nostro linguaggio cerebrale, quello con cui intimamente pensiamo. Per noi è come se fosse un codice: quando riconosciamo la password, compiaciuti, accettiamo il contenuto del messaggio.
Tuttavia devo spiegarvi perchè amo Erri de Luca e questo obiettivo sta diventando una sfida.
Sfoglio i libri per cercare indizi. Ne annuso l’odore di stampa. Ne scorro le pagine con le sottilineature.
Tac! Parola chiave: sottolineature.
Lascerò che sia lui a spiegarvi perchè lo amo.
Ognuno di noi sta con un angelo e gli angeli non viaggiano, se parti, lo perdi, ne devi incontrare un altro.
da “Montedidio”
Com’è che non piangi? Non puoi, sei forse muto? Meglio sarebbe, saresti salvo, si dà troppa importanza alle parole, succede che costringono all’esilio, alle prigioni o peggio. Portano peso eppure sono fiato.
E le parole no, una volta uscite mettono fuori il peso. Quelle di un annuncio ti hanno portato a me, quelle di un profeta danno ordini al futuro.
Ma no che non sei muto e nemmeno stupito di star fuori di me. Muta ero io davanti all’angelo, muta ero io. Invece tu, figlio di un vento di parole addosso a me, sarai un vaso di frasi.
da “In nome della madre”
Per essere accolti in un bosco bisogna bisbigliare passi.
Finchè vado sono uno lasciato passare.
Se mi fermo e mi siedo con le spalle a un tronco,
vedo famiglie di alberi in movimento.
Quando mi fermo è il bosco che si muove.
da “Il contrario di uno”
Le nostre traduzioni mettono spirito e anima dove l’ebraico ha vento, soffio, fiato.
L’ebraico è lingua fisica e ospita la rivelazione di una divinità che si manifesta in un’entusiasmante varietà di concretezze, in cima alle quali sta l’uso della parola. “Poveri di spirito” è meno forte di “abbassati di vento”, gli oppressi al punto di avere il collo piegato, il fiato rivolto a terra, trascinato al suolo. A tradurre ruah “vento” anzichè “spirito” s’intende meglio un’umiltà: che non è tuo nemmeno il respiro, che è invece un vento venuto da fuori.
Allora si carica di esplosivo la frase “Lieti gli abbassati di vento”, quelli che stentano a respirare per come sono oppressi, quelli con il cuore calpestato.
da “Sottosopra”
19/02/2008
Una favola per la buona notte
Tra i boschi dal verde intenso da cui provengo, esistono creature incantate.
E’ difficile scorgerle. Eppure, se ti fermi e ti siedi sull’erba a riposare e socchiudi gli occhi, t’accorgi che qualcosa di delicato ti sfiora il viso.
Forse ali impalpabili o forse abiti fatti di petali: chissà...
Si racconta che un giorno di tanti anni fa, giunsero in paese le fate.
Leggiadre, erano; esili e delicate: bellissime come fiori.
Tutti gli abitanti le festeggiarono con gioia ed esse, in segno di gratitudine per l’accoglienza, trasformarono in pepite d’oro le pietre lungo il torrente.
Erano così amabili, che tutti i giovani si innamorarono di loro e le ragazze del paese diventarono gelose.

Quando venne indetto un gran ballo in loro onore, sentendosi escluse, le fanciulle da marito decisero di vendicarsi delle fate, complottando per trovare loro almeno un difetto, sbugiardando la loro decantata perfezione.
Avevano notato, infatti, che quelle creature portavano abiti lunghissimi e fluttuanti e che mai avevano mostrato in qualche occasione le caviglie.
Sospettando che nascondessero delle caviglie grosse, tramarono tutte insieme, per sollevare i vestiti alle fate durante il ballo.
Ma quando, proprio sul più bello della festa, compirono il misfatto... con un “ohhhh!!!” di stupore scoprirono che le impalpabili vesti di seta non nascondevano solo caviglie un po’ grosse ma.... buffe zampe pelose con zoccoli da capra!
Mortificate le fate fuggirono e con loro sparirono anche le pepite d’oro dal greto del torrente.
...Ma si dice che... si siano solo nascoste nel bosco e che accarezzino, nel sonno, chi possiede un cuore puro.
leggenda biellese
12/02/2008
I KISS ALL’ARENA DI VERONA
Tenetevi forte: è tutto vero!
Per festeggiare il loro 35°esimo anniversario i Kiss torneranno in Europa.
La notizia è stata confermata ieri sul sito ufficiale http://www.kissonline.com/
Dunque il 13 maggio, nella magica atmosfera dell’Arena di Verona, potremo assistere ad uno spettacolo senza pari.
I Kiss li puoi amare o li puoi odiare, ma una cosa è certa: non li puoi ignorare.
Aspettatevi effetti scenici grandiosi, giochi pirotecnici, costumi ed allestimenti mozzafiato. Conoscerete l’immensa simpatia di Gene Simmons, il vampiro, che vomitando sangue e fuoco, mostrerà la sua lingua sproporzionata.
Ammirerete l’eleganza di Paul Stanley, che si muoverà sinuoso sul palco, incitando il pubblico fino ad indurlo all’esaltazione totale.
Accetterete anche il nuovi membri della band, Eric Singer e Tommy Thayer, anche se tutti rimpiangiamo il gatto Peter Criss e l’extraterrestre Ace Frehley.
I timpani verranno bombardati dalla loro musica travolgente… in tutti questi anni ne hanno fatta di esperienza in termini di genere musicale!
Rock’n Roll, dance, ballate medievali… volete cominciare ad assaggiare qualche brano e non sapete quale ascoltare? Vi lascio qualche indizio? Love Gun, God gave rock’n roll to you, Rock’n roll all night, I was made for lovin you, Lick it up, Forever, Shandy, Under the rose e... se volete farvi sedurre dalla voce morbida di Paul Stanley, ascoltate Hold me Touch me, dal suo solo album.
Urlai così tanto al concerto di Milano, che mi procurai una penosa laringite… e lo rifarò all'Arena!!
Chiudo con le parole di Paul:
"I've always prided myself in living up to and beyond the legend. I can tell you we are ready to seize the moment and add to that legend. We remain KISS to our souls, and that truth will be deafeningly clear this summer."
KISS Tour Dates Announced February 12, 2008
May
11 Munich Olympiahalle GERMANY
13 Verona Arena ITALY
15 Belgrade USCE Stadium SERBIA
24 Moscow Olympissky RUSSIA
26 St Petersburg Newarena RUSSIA
June
4 Hamburg Color Line Arena GERMANY
6 Prague Saska Arena CZECH REPUBLIC
9 Berlin Velodrom GERMANY
10 Mannheim SAP Arena GERMANY
11 Oberhausen Arena GERMANY
Download Festival UK
15 Arrow Festival HOLLAND
17 Paris Bercy FRANCE
18 Stuttgart Schleyerhalle GERMANY
21 Bilbao Kobetamendi SPAIN

05/02/2008
ballo in maschera

sotto alla maschera
quella che vedi
sono davvero io
quando porto la maschera
urlo ciò che sento
e faccio ciò che voglio
lo sguardo che intravedi
non s'abbasserà
solo con la maschera
libero l’istinto
e divento autentica
04/02/2008
SETTEVITE

tardo pomeriggio di domenica, in tangenziale. traffico intenso, anche se veloce: tutti stanno rientrando, ormai l’imbrunire è prossimo
ridiamo, commentando la gara di corsa campestre dalla quale stiamo tornando.
tuttavia sarebbe stato impossibile non vedere il corpo del felino, steso esattamente al centro della carreggiata, sulla doppia linea continua.
sospiro, pensando che ormai sia morto.
ma proprio passando, praticamente con la coda dell’occhio, ne intravedo un movimento della testa. si! la testa è sollevata ! guarda le auto che lo sfiorano passando in piena velocità.
- e’ ancora vivo! - urlo.
la mia reazione è sempre impulsiva e sconsiderata.
andrea invece sa esattamente cosa fare.
prende la prima uscita.
- scendi -
so perché, ha ragione: farei solo casino. scendo e lo aspetto.
torna indietro. raggiunge il punto dall’altro senso di marcia. inserisce le luci di emergenza. rallenta sempre in carreggiata.
gli automobilisti dietro capiscono, o forse non capiscono, comunque rallentano.
si ferma. scende .
ferma il traffico, senza guardare oltre i parabrezza: il grande ventaglio della sua mano, non lascia alternative
anche matteo scende, col tappetino della macchina. andrea raccoglie il piccolo e lo carica sul tappetino come se fosse una barella.
intanto matteo si risiede in macchina. prende il felino tra le braccia. ripartono.
squilla il mio cellulare.
- torno a prenderti, sali in macchina senza guardarlo, non è una bella cosa da vedere, non piangere, non discutere : si va solo a farlo sopprimere. non ce la farà –
salgo in macchina senza fiatare, ma guardo.
sulle ginocchia di matteo, sembra accoccolato. ci guarda con enormi occhi increduli. respira velocissimo, dalla bocca aperta: ha tanta paura.
- ma piccolo! non sei più sull’asfalto, ad attendere che qualche automobilista azzardi un sorpasso e ti schiacci! ora sei avvolto in un tenero abbraccio ed una grande mano calda ti conforta.-
perché io spero sempre nei miracoli? perché non so vedere la realtà delle cose?
alla clinica veterinaria constatano che non sente dolore, solo perché la colonna è spezzata, ma i suoi organi addominali sono schiacciati e l’emorragia in corso gli fermerà il cuore.
anestesia ed eutanasia. acconsente? piango ma acconsento.
ci guarda, mentre s’addormenta dolcemente, accarezzato. pensa che a poco, a poco, non sente più dolore, pensa che lo abbiamo salvato e che al risveglio giocherà con noi.
ma quale perfida maledizione potrei mandare a chi l’ha investito senza soccorrerlo
poi ci ripenso, guardando andrea in viso.
nessuna maledizione: una benedizione, piuttosto, ne avessi il potere.
una grande benedizione, per quel grande, grande uomo
settevite a te! dunque, che dapprima lo facevi solo per assecondare i miei capricci ed ora lo fai per puro amore della vita.
grazie di essere così caro.
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